Necessariamente scopro la tv italiana, fatta, come tutti
sappiamo, di pubblicita, di telefilm, di reality, di quizzettoni, di programmi
alla “ De Filippi” come per esempio
Uomini e Donne, Amici o il ballo delle debuttanti, in onda tutte le domeniche
sera su canale 5.
L 'obiettivo perseguito e’ uno solo: destare emozioni.
Fanno
piu audience quelli in cui c'è discussione , meglio se litigiosa, e lo dimostra
la quantità di programmi sussumibili sotto questa strana categoria.
Il
confronto non può mancare, deve essere ovviamente rumoroso – vince chi alza di
più la voce – aggressivo, per potersi dimostrare coinvolgente ed oso dire
cattivo.
E´
proprio la cattiveria inscenata, la capacità e la volontà di ferire l'altro che
mi lascia amareggiata.
Sicuramente
un cattolico “vogliamoci bene perché siamo tutti fratelli” desterebbe in me un’altra
critica ma forse farebbe meno danni…
Perché
proprio l’aggressività e la cattiveria devono essere in prima visione?
Cosa
determina questa necessità? Il mondo va cosi male da dover trovare un qualcuno
su cui scaricarsi?
Il sacro
santo confronto è stato svuotato di contenuto e, come un intoccabile
recipiente, legittima qualsiasi occasione in cui può scatenarsi.
Non
importa quale sia il movente, se non c’è va cercato e va trovato. E’ necessario
che ci sia volontà e capacità di ferirsi reciprocamente per poter far si che il
pubblico si schieri da una parte o dall´altra.
Inscenare
invece come la discussione fine a se stessa sia dannosa, farebbe meno audience?
Cosa
traggono i litiganti nel farsi male al di là di centinaia di euro? Ma
soprattutto, perché devono ferirsi?
Un
confronto, per essere tale, necessita di comprensione reciproca, di ascolto, di
uscita da se. Esso dev´essere uno strumento con cui si raggiunge un fine, per
esempio la riappacificazione in caso di conflitto come ipotesi ideale.
Pace e
non guerra, non in nome di un uomo, nostro Maestro, che ha vissuto così, ma
riconoscendo come l’essere comprensivi, l’essere per gli altri sia
indiscutibilmente gratificante.
Comportarsi
“bene” è ”giusto” perché ci fa sentir meglio, perché ci appaga, perché è motivo
di compiacimento.
Di
fronte a questa fatticità, rimane ancora oscura la scena di mettere in scena il
conflitto come fine e non come mezzo, la cattiveria e l’aggressività…
Non
voglio credere di essere circondata da persone inconsapevolemente frustrate che
, non volendo dar luce al loro stato d’animo, si allontanano da sé
concentrandosi su falsi problemi di altri. Questi altri sono attori che, in un
determinato momento espiano la rabbia esisteziale di chi, schierandosi dalla
loro, ignora se stesso per mancanza di forza, di volontà nell’affrontare i
propri problemi, le proprie cause di infelicità.
Alessandra